Ven, 09 Lug 2021 Un sorriso inaspettato

racconto luoghi scuola 5 minuti, 32 secondi
 8
 0

L’altro giorno al cellulare rispondo a un numero sconosciuto. Ricevo molte telefonate di solito però sono persone ormai note. Sebbene sembrasse familiare anche la voce all’altro capo mi era inizialmente sconosciuta.

Mi sbagliavo, era Lisetta. Almeno così la chiamavamo alle superiori, il suo nome ovviamente era un altro ma a noi non interessava.

1

In quegli anni tutto era molto definito: eri di destra o di sinistra, eri conservatrice oppure rivoluzionaria, tutto era bianco o nero, i prof erano in o out, Lisetta era ok, all’unanimità.

Lisetta è stata la nostra insegnante di Italiano e Storia presso il liceo dove ho frequentato le superiori, era bassa, sottile, con una massa di riccioli neri tutti arruffati che parevano un tutt’uno con i suoi occhi scuri. Eravamo una classe mista ma noi ragazze entravamo da una porta e i maschi dall’altra. Eravamo ribelli e inquieti, mi giustifico fra di me, a causa dell’età.

A tutti i professori avevamo affibbiato un soprannome, un nomignolo per parlarne tra di noi, senza che loro, i professori, potessero capire di chi stessimo sparlando. Questo era il preludio di una serie di imitazioni e risate ogni qualvolta ve ne fosse l’occasione. Lisetta era solo il nomignolo, il suo soprannome era “la Cunetta”.

Avete presente cos’è una cunetta? Secondo la Treccani è un piccolo canale affiancato alla carreggiata stradale per raccogliere le acque che piovono sulla pavimentazione. Lei era una cunetta fatta persona, per cui userò la maiuscola. Quando mancava un qualsiasi professore di qualunque materia lei era pronta a sostituirlo. Si faceva carico di ogni sostituzione. Mi ricordo che un giorno sostituì perfino l’insegnante di Religione, Don Benedetto Infante, che ovviamente avevamo soprannominato “Opera pia”, si assentò per una decina di giorni a causa di un’operazione all’appendice. Qualche anno fa, la convalescenza era più lunga di oggi. Da chi venne sostituito appena si assentò? Dalla Cunetta.

I soprannomi colpivano tutti, il professore di educazione fisica lo chiamavamo Ciccio, “il lupo marsicano” perché si comportava come un pastore che tiene a bada le pecore per non farle fuggire, nel suo caso, dalla lezione di ginnastica, perché qualcuno dei ragazzi ci provava sempre.

2

Per un istante mi sono rivista con gli occhi di allora, tutti i ricordi sono riaffiorati ad un certo punto, mi concentro sul presente e attraverso il tono della sua voce realizzo che il tempo è trascorso e quindi non riesco più a immaginare come possa essere diventato il suo volto. Dopo essersi presentata mi dice: quanti anni sono passati, cara? Diceva cara a tutte noi ragazze. Anche a suoi colleghi, cara, caro, carissima, carissimo. Adesso che ci penso fa così anche la panettiera dove compro il pane. Credo che però lei, la panettiera, lo faccia perché in realtà non conosce come si chiamino tutte le sue clienti e, probabilmente non ricorda, neanche quelle di vecchia data come la sottoscritta.

Cunetta, invece, i nomi degli studenti li ricordava molto bene, anche grazie alle tante supplenze, altrimenti non si spiega come abbia fatto a rintracciarmi dopo tutti questi anni.

Comunque sia, dopo una bella chiacchierata fuori da ogni aspettativa, mi dice: Cara, ogni tanto in questi anni mi venivi in mente per i tuoi bei compiti di Italiano ma, sai, come va la vita, scorre e lasciamo andare ma adesso non posso aspettare oltre; devo restituirti qualcosa che ti appartiene, che avevi lasciato a casa mia tanti anni fa quando siete venuti tu e i tuoi compagni a chiacchierare delle materie da portare all’esame e sul vostro bisogno di essere rassicurati. In quel periodo, quando ho sostenuto l’esame di Stato, si sceglievano due materie da portare all’orale mentre i due scritti erano un compito di Italiano e una prova nella materia che caratterizzava l’istituto. Quindi, volente o nolente, le nostre forche caudine era la Cunetta.

Qualche giorno prima dell’esame era da lei l’intera classe: chi perché sceglieva italiano o storia come prima o seconda materia e tutti perché lei voleva farci ripassare gli autori e le tematiche che sarebbero potuti uscire quell’anno per la prova di italiano.

3

Una cosa che dovete sapere è che la Cunetta abitava nel castello a fianco alla Torre del guardiano che non c’è. L’aveva ereditato da un suo lontano prozio, non ricordo bene, un certo Antonioni, se non erro. Ovviamente, per privacy mi astengo, non vi dirò altro. Posso dirvi però che per giungere sul posto c’è da percorrere una stretta strada in salita e quando sarete giunti potreste pensare di essere arrivati in un tempo passato. Vi ricordate la scena del film Non ci resta che piangere quando Troisi e Benigni, subito dopo aver passato il passaggio a livello, si ritrovano nel 1492?

Adesso non dovete immaginare un vero e proprio castello ma qualcosa di simile alla storica villa che si trova all’angolo tra corso Lecce e via Lessona a Torino. Tra l’altro, aprendo una parentesi, si dice che sia stata l’abitazione del famoso attore Erminio Macario. Ci ho sempre creduto, con qualche dubbio. Un pomeriggio, mentre passavo da quelle parti, ho visto uscire una signora alla quale, presa da una curiosità che mi porto dietro da anni, ho chiesto se fosse stato vero. Ma, ritorniamo alla nostra Cunetta.

“Quando puoi venire?” mi chiede con impeto. Prendo la mia agenda e la vedo piena di impegni, a un certo punto la ragazza di allora che c’è in me si ferma e capisce che forse deve andare prima possibile. Dopo circa trent’anni, non dovete chiedermi di essere sincera sul tempo trascorso, a una donna non si chiede l’età, avevo il pensiero di dover ritornare da lei per riprendermi non sapendo bene cosa.

4

Sono andata, la porta del suo “castello “ a fianco alla Torre del guardiano che non c’è si è aperta verso l’interno, poi è comparsa lei in sedia a rotelle seguita da una badante. Il suo corpo subiva il trascorrere del tempo ma la sua mente no. Mi ha accolta con il sorriso, mi ha fatto accomodare e abbiamo chiacchierato a lungo. Sorridemmo del fatto che comune a tutti gli indirizzi, quell’anno uscì Cavour e l’unità d’Italia, le agitazioni politiche e Leopardi. Cosa ho scelto? Fortissimamente volli Leopardi, ancora me ne pento, che tragedia.

Era un pomeriggio di una domenica, lo ricordo ancora. In procinto di andarmene, nel salutarla, mi ricordai che la Cunetta avrebbe dovuto darmi un qualcosa ma non mi diede l’oggetto di cui mi aveva parlato e io non glielo chiesi.

5

Andai via e voltandomi la vidi salutarmi con il braccio fino a quando voltai l’angolo. Fu allora che compresi che mi avevi restituito qualcosa di importante, un’antica amicizia tra maestra e discente, il tuo bellissimo sorriso inaspettato, un ricordo da preservare.

Messaggio precedente