Dom, 04 Apr 2021 Pasqua

racconto torino varese 3 minuti, 39 secondi
 54
 0

Salgo sul treno, mi siedo, mi guardo intorno mentre il treno parte.

Nel sedermi non faccio differenze tra il guardare all’indietro o verso la direzione del treno ma oggi mi viene in mente la moglie di Lot che guardò indietro e divenne una statua di sale. Non ci credo ma non si sa mai, allora preferisco guardare avanti e quindi mi alzo e cambio verso.

Noto che il colore dei sedili vira verso un blu elettrico. Per un solo attimo guardo fuori dal finestrino e i ricordi riaffiorano nella mente, comincio a ricordare.

1

I giorni sono passati con una tale velocità che sembravano consumarsi, per poi svanire, due o tre per volta. Più passava il tempo e più sembrava accelerare la sua scomparsa. Mi sembrava potesse calzare il titolo di un libro di racconti di Tabucchi che avevo letto tempo fa, Il tempo invecchia in fretta.

Stavo mettendo via l’abbigliamento, i libri, qualche piccolo elettrodomestico da portare via e sentivo che mi sarebbero mancate le persone, i luoghi e le mie abitudini associate a loro. Ogni oggetto che mettevo da parte era causa di ricordi. E avevo la sensazione della turista, nell’ultimo giorno di vacanza, che sta lasciando la città d’arte che ha visitato. Era uno strano turbamento, avrei voluto poter portare via ogni fotogramma di ciò che vedevo, ogni registrazione di ciò che sentivo e ogni legame che avevo instaurato con la gente che avevo conosciuta.

Mi riferivo ai colleghi, neanche serve dirlo, ma avrei sentito la mancanza anche dei vicini, della panettiera sotto casa, della anziana coppia di edicolanti, delle cassiere del supermercato, della barista dove facevo colazione, della lavandaia, di tutti coloro che avevano imparato a riconoscermi.

2

Se, come dice Judith Viorst, ciò che sono è determinato dalle esperienze di perdita, dai distacchi, domani sarei stata un’altra donna, perché in quel momento, oltre agli oggetti da traslocare, aggiungevo ciò che stavo perdendo.

So bene che ci sarei riuscita, che avrei saputo custodire con cura i ricordi di quanto avevo vissuto ma in quel momento ci si sente frantumati, divisi fra un presente che già stava passando e un presente che era ormai futuro. Questo momento non esisteva né resisteva tra un passato vorace e un futuro imminente. E ricordo ancora.

3

Quello che già mi mancava di quella città era il suono delle campane. Un concerto di chiese all’unisono, a tutte le ore, che trasformava ogni giornata in un giorno di festa.

Nell’attesa del restauro del Duomo, da altri campanili risuonavano rintocchi meno possenti ma altrettanto squillanti. Per esempio, dalla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, all’ora del tramonto, quando la cella campanaria si colorava di verde, lo scampanare conquistava la città come le onde circolari, provocate dal lancio di un sasso, si allargano in uno specchio d’acqua.

In qualunque parte della città mi trovassi sentivo sempre qualche campana suonare. Quei rintocchi, da quando non li ascolto più, sono entrati nel mio personale magazzino delle nostalgie, non da soli, c’è ben altro di cui avrei fatto memoria.

Avevo apprezzato entrare nel cuore della città attraversando il vicolo Canonichetta che pareva un filtro, tanto era stretto, per evitare che troppa gente potesse entrare o potesse uscire dal centro storico. Avevo immaginato di vedere arrivare, in un lontano passato, tre suore affiancate lungo il vicolo e non c’era più spazio.

Avevo apprezzato il “buosino”, un caffè mischiato a cioccolata calda che mi dedicavo nei fine settimana.

4

L'annuncio della prossima stazione era quella della città che mi stava aspettando. Mi alzo, mi accodo a una giovane donna e scendo dopo di lei.

Riconosco la luce della città che mi stava aspettando e che vuole regalarmi nuovi futuri ricordi. Sorrido e penso che il tempo somiglia a un elastico, si dilata come una mongolfiera quando si riempie di aria calda e, all’improvviso, svanisce quasi senza lasciare traccia. Eppure un residuo rimane, una sua traccia sono i suoni che ricorderemo per sempre.

Penso ancora al suono delle campane di quella città, quando vedo una bambina con un grande uovo in mano e, tutti i ricordi sfumano, li rinchiudo in un cassetto della memoria, perché devo correre a comprare una buonissima colomba pasquale.

5

Fuori è già primavera.

Sento dei rintocchi di campane, mi sembrano le stesse che ho lasciato e allora mio vengono in mente le parole della mia cara nonna che, con saggezza, mi diceva «tutto il mondo è paese».

Messaggio precedente