Dom, 07 Apr 2019 Quando ritorno

racconto Savona 3 minuti, 48 secondi
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L'idea di tornare a casa mi emoziona. Posso scegliere se prendere un mezzo pubblico o tornare a piedi.

In macchina proprio non se ne parla perché mi stressa. Appena sono fuori dalla porta d'ingresso al lavoro, alzo spesso lo sguardo al cielo.

Lo guardo senza aspettarmi niente di strano, va bene così com'è. Penso che la natura abbia qualcosa di meraviglioso. Mi piace il cielo della mia città. In genere è privo di nuvole a causa, credo, della scarsa ventosità e dalla lontananza dal mare.

La strada che percorro è abbastanza breve, un paio di chilometri scarsi, ci impiego meno di venti minuti, praticamente una passeggiata rilassante. E sono già a casa. Mi è sempre piaciuto togliermi gli abiti da lavoro e mettermi comodo. Fino a poco tempo fa, entrando in casa, non mi aspettava nessuno. Da qualche mese la faccenda è cambiata. E sono soddisfatto.

Suono al citofono e lei mi apre. Anche se ho fretta di parlarle, preferisco prendere le scale. Un secondo piano conviene farlo a piedi vista la lentezza con cui viaggia l'ascensore del condominio dove abitiamo. Del palazzo quasi nessuno usa le scale. La verità è che non ho voglia di chiacchiere frivole quando torno dal lavoro e, in ascensore, rischierei di farle. E poi lo faccio soprattutto le settimane che non riesco ad andare a correre.

Giunto all'ultima rampa delle scale vedo che la porta è già aperta. Appena entro la saluto «Ciao Alessia.»

«Bentornato Giovanni, prima di farti la doccia vuoi scegliere cosa mangiare per cena?»

«No, Ale, grazie, prima faccio una doccia.»

«Figurati, ti aspetto.»

Con una doccia, diversamente da un bagno, scivola via ogni stanchezza, il corpo riprende vigore, anche la mia mente si rinfresca. Soprattutto non ci vuole molto, oggi quello che ci manca di più è il tempo, sembra non bastare mai. Una doccia evita di sprecarne, occorre poco tempo, quello adeguato.

Direttamente dal bagno le dico «Ale! Ho finito, rifai la pizza che hai fatto ieri?» Non mi risponde.

Torno in cucina e le dico «Allora, puoi fare la pizza che hai fatto ieri?»

«Vorrei decidere assieme, c'è un sacco di cibo fresco in frigo» mi dice. Le rispondo che la pizza al salamino va bene.

«No che non va bene, l'hai già mangiata ieri, hai visto i tuoi valori di colesterolo? Non vorrei dover chiamare di nuovo il dottore.»

«Sono queste le cose che ti invogliano a tornare a casa il prima possibile.»

«La tua ironia con me non attacca e conosci il perché. Sarà meglio un approccio più morbido.»

«Sentiamo cosa propone la cuoca.»

«Una zuppa di patate e porri come primo e, a seguire, delle polpette di ceci e verdure grigliate. Come frutta una mela e da bere, stasera, solo acqua.»

«Ti sembro malato o cosa? Come alternativa non c'è una minestrina?»

«Giova, devi dimagrire un po', se vuoi faccio un bel minestrone con verdurine fresche a kilometro zero.»

«Divertente, piuttosto, mi sembra di aver sentito suonare alla porta,» dice lui.

«Si, hai ragione, sono Marisa e Giacomo, che faccio? Li faccio salire o gli dico che non sei in casa? Un poco di compagnia questa sera non ti farebbe male, sono amici simpatici.»

Giovanni rimane silenzioso come se stesse ancora pensando alla scelta delle pietanze per la sera. Vorrebbe mangiare qualcosa di più sostanzioso visto che a pranzo mangia quasi sempre in maniera frugale. Ha solo mezz'ora di pausa e, anche se nelle vicinanze del lavoro i locali non mancano, in così poco tempo è difficile consumare un pasto completo e allora si accontenta di un panino o un toast o una piadina.

Per cui la sera, anche se i dietologi lo sconsigliano, desidera integrare con un pasto davvero sostanzioso.

«Giova, non facciamoli aspettare troppo altrimenti penseranno che ci sono dei problemi.»

Nel frattempo, il cellulare di Giovanni emette il suono associato a un SMS. E subito Alessia dice «Vuoi che ti legga il messaggio?»

Giovanni acconsente.

«Siamo appena passati da casa tua, evidentemente non sei in casa. Neanche la tua assistente vocale ci ha risposto. Fatti sentire.»

«Dai, Giovanni, falli salire, sono i tuoi amici da sempre, sono qui solo per te.»

Giovanni ci pensa un attimo e rivolgendosi ad Alessia le dice «No, Alessia, ti ho già detto che metteranno piede in questa casa solo quando capiranno che tu per me sei importante come un vero essere umano e non come un robot.»

«Sei sicuro della tua scelta a favore di una macchina? Sai bene che io sono solo un'assistente personale intelligente. E tu avresti bisogno di una compagna che possa andar bene per te.»

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