Dom, 01 Mag 2016 Roma, un amore senza tempo (parte 1)

Yuzo Yagi Piramide Cestia Roma racconto 2 minuti, 40 secondi
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Roma, 21 aprile 2075 - Qualunque giornalista che si rispetti, nel raccontare un fatto, deve rispondere alle, domande ormai classiche, cinque W: who, what, where, when e why (chi, cosa, dove, quando e perché). Di questa storia conosciamo solamente il cosa, il dove e, in parte, il quando. Ieri, il 20 aprile 2075, è il quando, la città di Roma è il luogo, la Piramide Cestia è l'oggetto in questione.

La giornata di ieri sarebbe potuta trascorrere come tante altre giornate primaverili, senza particolari novità. Un sole già caldo che ama, di tanto in tanto, nascondersi dietro le solite nuvole veloci, non sempre portatrici d'acqua, un'arietta che costringe a portarsi dietro uno spolverino, magari leggero, necessario per evitare malanni così facili in questa stagione, complici anche le famigerate polveri sottili con contorno di pollini assortiti.

Sarebbe potuto, così non è stato. Prima il fatto, cosi come c'è stato riportato dai primi testimoni e dalle forze dell'ordine accorse sul posto, a cui farà seguito il parere della cronista.

Il fatto è presto detto: da questa mattina la Piramide Cestia, situata in Piazza Ostiense non è più al suo posto, sparita, scomparsa. La prima sorpresa riguarda l'ora della sparizione, a cui non è stato possibile risalire. È lecito supporre possa essere scomparsa durante la notte. Ieri sera era ben presente, illuminata come al solito, tale da permettere ai turisti di carpirne, mediante personal-drone, occhiomagico, smartphone, tablet, macchine fotografiche, molto più della semplice sagoma. Stamattina, già alle prime luci dell'alba non c'era più.

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Un particolare riferitoci dai lavoratori notturni e da quelli che iniziano a lavorare presto può destare un qualche interesse: in zona Ostiense, dalla Cristoforo Colombo fino al Ponte Suplicio, dal Circo Massimo compreso al gazometro è calata una leggera foschia che ha reso l'area interessata meno visibile del solito.

Questi i fatti, veniamo ai commenti.

Una prima osservazione concerne lo spirito di osservazione che posseggono coloro che abitano un luogo. Che appare meraviglioso agli occhi del turista, smanioso di impadronirsi, per portare per sempre con sè, ovvio e trascurabile, quasi un intralcio alla vista, per coloro che ne beneficiano tutti i giorni. Ciò che un turista è in grado di scovare, persino una margherita o un filo d'erba tra due blocchi di travertino componenti il monumento, il residente non vede neanche più, nella sua interezza, il monumento stesso. Forse questo è il motivo per cui quando si organizzano le proprie vacanze si pensa certamente a posti esotici e lontani e mai a visitare, veramente, il luogo della propria dimora. È interessante ciò che non viviamo di continuo mentre sparisce dai pensieri e dalla vista ciò di cui abbiamo disponibilità.

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A questo aggiungiamoci la visione notturna. Di notte, a una limitata visibilità, occorre aggiungere una minore percezione causata da una certa sonnolenza, che si porta addosso anche chi da tempo è costretto, o per scelta, a lavorare di notte.

Tornando alla cronaca, concludo riferendo che al posto della piramide scomparsa sono apparsi un paio di aceri rossi notevolmente alti, all'incirca almeno quanto la piramide stessa. E questo è strano perché questi graziosi alberi, originari della Cina e del Giappone, dove raggiungono anche i trenta metri, nel nostro paese difficilmente superano i dieci/undici metri.

Mistero nel mistero.

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