Dom, 15 Apr 2018 Sulle tracce di un sogno

Mazzini Savona storia 3 minuti, 30 secondi
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'Cosa scrivi?'

Mi si avvicina e mi guarda con i suoi grandi occhi marroni e i suoi lunghi capelli castani. Avrà avuto circa 10 anni.

'Scrivo la storia di Giuseppe Mazzini, lo conosci?' le rispondo certa che lo avesse già conosciuto a scuola.

'Si, l'ho studiato ma a me piace Garibaldi' mi dice.

Sorrido alla sua risposta perché per un istante, lontani ricordi mi riaffiorano.

Quindi preferisci Garibaldi?' Già dai tempi della scuola in molti di noi esisteva questa alternativa. A noi bambine, portavamo ancora il grembiule bianco e il fiocco blu, piaceva Mazzini e la sua Giovine Italia, quella strana squadra di patrioti che lottava assieme a lui. Invece verso Garibaldi non provavamo grande interesse. All’epoca i motivi di questa preferenza non avevano alcuna consistenza, non capivamo bene il perché.

Forse solo oggi mi sembra di intuire il motivo della fascinazione verso Mazzini. Forse era per quella sua caratteristica di vivere gli ideali, dei princìpi supportati dalla capacità di concretizzarli in progetti.

Amo i progetti, penso che la vita sia progettualità ma poi bisogna agire seguendo una certa linearità, per renderli esperienza.

La bambina conferma la preferenza, mi saluta con un gesto della mano e, chiamata dai suoi genitori, si allontana, saltellando come se stesse partecipando al gioco della campana.

Sono seduta su una panchina posta sul tetto della Fortezza del Priamar, costruita a metà del 1500, che domina il centro cittadino vicino al porto di Savona. Fu qui che nel 1830 Mazzini venne rinchiuso prigioniero a causa delle sue idee rivoluzionarie. Fu proprio in quel periodo che nacque in lui l’idea della Giovine Italia.

Che buffa la vita, penso, ti ritrovi a camminare dentro luoghi del passato che, nella loro concretezza, riemergono dalle pagine di quel libro di storia che un tempo hai dovuto studiare per dovere e qualche volta per piacere.

Mazzini aveva il sogno di unire l’Italia e di farne una repubblica, divenuto realtà solo molti anni dopo. Purtroppo, per lui quel sogno rimase un progetto da completare. Viviamo quel sogno anche grazie a lui.

Cosa accade nella mente di una persona quando immagina un futuro completamente diverso dal presente? Quale forza si sprigiona quando si desidera che una speranza divenga realtà? Viviamo di sogni e di possibilità.

Lascio la fortezza e mi dirigo verso il mare lungo la passeggiata che costeggia Corso Vittorio Veneto, passa un ragazzo su una Vespa anni ottanta, a quell’età ti senti forte e tutto sembra realizzabile.

Guardo il mare, di fronte al mare ogni sogno è certamente possibile. Mi piace pensare che davanti al mare l’istante si arrenda e scompaia lasciando una finestra solo all’infinito del tempo e dello spazio.

Un sogno millenario può essere realizzato se ci si confronta con l’immensità del mare. Poco importa quanti anni o secoli ci vorranno, il mare consiglia comunque di provarci perché tutto il tempo che ci vorrà è a nostra disposizione.

E se ciò non basta un vento deciso provvede a fugare gli ultimi dubbi, accarezza i capelli dei passanti; mi fermo a osservare una coppia di persone anziane, il modo in cui camminano, i loro gesti e mi chiedo se nella loro vita abbiano realizzato almeno qualcuno dei loro sogni.

Ogni luogo ha una sua caratteristica, il vento avvolge questa città. Quando sono giunta a Savona, lui si è mostrato per primo. Dalle raffiche da sussulto sui viadotti alle sibilanti folate di Piazza Aldo Moro. Se il vento soffia quasi come un respiro allora possiamo dire che il vento è uno spirito.

A volte brezza leggera, spesso insistente, si insinua ovunque trova spazio fra i caseggiati, impetuoso dove non ne trova. In alcuni momenti infastidisce, in altri fa sognare.

Se arriva dal mare può essere un libeccio o uno scirocco altrimenti è una fredda tramontana proveniente dalla corona di monti adagiati sulle robuste spalle della Liguria.

Mare e vento si appartengono. Se il mare aiuta a ordinare i pensieri, il vento provvede a dare loro sostegno, una spinta per concretizzarli. Dalla sua cella, Giuseppe Mazzini vedeva il mare e sentiva forte il vento.

Mi faccio un veloce selfie, nella sua cella, perfetta simbiosi del tempo infinito che tuttavia arriva, si mostra fugace e subito è già passato. Ciao Giuseppe.

Hoc die scripsi...

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