Dom, 04 Set 2016 La macchina del tempo

tartaruga credenze racconto 6 minuti, 50 secondi
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"Non è vero che non ho rimpianti e se potessi tornare indietro come su una pellicola correggerei il passato, riguarderei le scene che ho vissuto e tutto quello che non ho capito, ripeterei le parti che non ho mai imparato..."

Sono parole, di una nota canzone di Luca Barbarossa (Come dentro un film, 1987), che a me piacciono molto. Ho ascoltato la canzone, ho lette le frasi, ho apprezzato i diversi commenti fra amici. Secondo me, espone una possibile verità nell'interpretazione del vivere (le verità sono tante quante sono gli uomini che le pensano, diceva Pirandello) e penso che ogni verità, in fondo, possa avere un proprio fascino. Una persona mi ha detto che vorrebbe una macchina del tempo per incontrare, nei luoghi del suo passato, la propria identità giovane circondata dalle persone che aveva conosciuto e, inaspettatamente, viste andar via.

Credo che, almeno una volta nella vita, un pensiero di questo genere sia capitato a noi tutti: riconsiderare le parole dette a qualcuno, a cui magari si è voluto bene, o semplicemente i gesti mancati.

"Ma perché alcune persone - mi sono sentita chiedere - secondo te, che hai 'il pallino' dell'ipnosi, che credevo avrebbero dovuto comportarsi in un certo modo, si sono comportate in un altro e altre persone, in situazione simile, al contrario? Ovvero, ero convinto che, in caso di difficoltà, avrei avuto il sostegno di coloro che dichiaravano una certa affettività nei miei confronti. Ciò non si è verificato. Peraltro, forse anch'io, in passato, non ho saputo soddisfare le attese altrui".

Lasciando da parte la risposta che, ovviamente, è ancorata al mondo interiore della persona, che si potrà riconoscere in questo scritto, vorrei raccontare una storia.

Questa storia, nata dalla fantasia del mio emisfero destro, si propone di voler far solo sorridere e un po' riflettere, in chiave ottimista, sulle nostre credenze e convinzioni. Soprattutto nei momenti in cui, ad esempio, diciamo "sono certa che quella persona, per come la conosco, si comporterà così..." (situazione non rispondente alle nostre più ovvie aspettative).

La storia che tento di raccontare è un'intervista impossibile. Non per la scomparsa del soggetto intervistato e neanche per la perdita della sua ragione ma perché chi parla è una tartaruga. E si sa che le tartarughe non parlano, di certo non con gli esseri umani.

Dunque, questa è la storia di una tartaruga straordinaria, nata e vissuta a Sant'Elena che è stata presente durante il secondo esilio di Napoleone Bonaparte, nei suoi ultimi anni di vita. Senza dubbio si è trattato di un messaggero eccezionale a cui lascio la parola.

Buon giorno a tutti voi, mi chiamo Jonathan, e voglio dirvi che considero la mia vita: longeva, lenta ma per nulla noiosa. Sono paziente, perchè consapevole di non poter correre come voi. E poi, vivo a lungo, sì, vivo a lungo, questa è la mia unica certezza e da questo partiamo! Vivo su questa splendida isola, vedendo bellezze indescrivibili, ascoltando i segreti dell'oceano udibili solo a noi. Quante cose ho visto..., i cambiamenti climatici, le scansioni del tempo in stagioni, i cataclismi che, voi umani definite naturali, che sconvolgono anche l'habitat di noi piccoli esseri.

jonathan

All'inizio della mia vita, le persone erano poche e quelle che vedevo avevano comportamenti riservati, parlavano a bassa voce e io ero custode dei segreti di uomini e donne. Poi cominciarono a moltiplicarsi: figli che divennero padri e madri e poi nonni. Ne vidi di ogni statura, anche morale, alti, bassi, alcuni con una lunga vita anche se mai come la mia. I primi anni vestirono in bianco e in grigio e poi sempre più colorati tanto da non riuscire piú a distinguerli, nelle pur meravigliose tonalità, uno dall'altro. Ancora oggi auspico che la forma e la sostanza possano coincidere.

Ricordo tanti diversi modi di rapportarsi alla vita, molti atteggiamenti dettati dalla tradizione ma anche spiriti liberi e innovatori, non sempre compresi, apportare dei cambiamenti. Di tutti gli scorci di vita, una vicenda in particolare, mi ritorna in mente. Desidero raccontarvela perché possiate ammirarla come una bellissima cornice di un quadro che voi potrete dipingere, ognuno con il proprio soggetto.

Qualche anno fa stavo facendo il mio solito giretto, quando, appena giunto nelle immediate vicinanze della ringhiera posta a protezione delle doppie scale di ingresso di un caseggiato sento dire, da una voce fino ad allora sconosciuta "Mia madre è degna di ogni venerazione, e per i miei fratelli ho sempre avuto il cuore di un fratello. A tutti ho voluto bene, e loro hanno dimostrato di volerne a me, e credo, totalmente convinto, che lo dimostreranno loro a me anche in futuro, se l'occasione dovesse presentarsi".

Trascorrono alcuni giorni prima di scoprire a chi appartenesse (era Napoleone Bonaparte!). Quando ho saputo chi fosse, le mie passeggiate sono somigliate sempre più al tragitto di una cometa, per poter tornare ripetutamente al centro del mio interesse. Quindi comincio a gravitare attorno al sole del momento, imparo a conoscere questa persona, sempre più da vicino. Anche lui si abitua alla mia presenza. Quando mi vede mi saluta addirittura, con la speranza di veder ricambiato il saluto. Ma io sono dotato di un sistema comunicativo diverso dal suo, non peggiore, non migliore, semplicemente diverso.

Ci tengo a precisare che Napoleone Bonaparte mi ha trattato come fossi un componente della sua famiglia. Da quel che ricordo, avendolo udito con attenzione, era stata una famiglia molto numerosa quando le cose erano andate nel migliore dei modi. Invece nel momento del bisogno sono rimasti pochi parenti, per giunta quelli inaspettati, su cui, in genere, si crede non si possa fare alcun affidamento. Forse una cattiva capacità comunicativa o forse un'ingiustificata inaffidabilità li fa sentire tali.

Le difficoltà e gli imprevisti nella vita causano, sovente, una diminuzione di conoscenze, gli amici qualche volta spariscono, talvolta rimangono le anime compassionevoli. Inoltre, le disgrazie accompagnano gli sfortunati nell'oblio, quando si hanno problemi si viene dimenticati. Ad eccezione di coloro che vengono ricordati con qualche forma di celebrazione, nei racconti tramandati, mediante targhe commemorative. Come il ricordo di queste parole, rivolte a Napoleone, non ricordo più da chi: "La compassione di tua sorella Paolina verso di te l'ha resa partecipe della tua sofferenza. Come un compagno sventurato ti ha sostenuto e si è nutrita con lo stesso pane amaro dell'esilio quando anche lei ti ha seguito sull'Isola d'Elba dove hai vissuto il tuo primo esilio".

State a sentire voi lettori, Napoleone Bonaparte, sull'isola di Sant'Elena non era solo, al contrario. Però le persone che gli vollero un po' di bene si possono contare con un solo mio piede, o di una vostra mano.

Gli vollero bene, di certo Emmanuel, Carlo Tristano, un po' meno Gaspard, il dottor Francesco ma soprattutto, unica fra i suoi familiari, la sorella Paolina. Donna che non ho mai avuto la fortuna di conoscere di persona perché non le si permise di sbarcare sull'isola però da quanto ho ascoltato di lei, ho capito che non era amante della frivolezza come tutti han voluto descriverla.

Credo che proprio Paolina sia stata la vera forza di Napoleone, appena si parlava di questa donna il clima volgeva al sereno, chiunque fosse presente si sentiva rincuorato.

Sapete, tutti mi chiamano Jonathan e pensano che io abbia circa 184 anni, in realtà l'imperatore Napoleone mi chiamava Mon ami (amico mio) e a quell'appellativo sono rimasto affezionato: nei momenti difficili è sufficiente avere al proprio fianco anche un solo amico. Inoltre, con tutta evidenza, dovrei avere all'incirca 211 anni dal momento che ho visto arrivare l'ex imperatore quando avevo appena compiuto i miei primi dieci anni di vita. Se vorrete conoscermi vi aspetto sull'Isola di Sant'Elena per uno scambio di idee ed esperienze. Vi convincerei che il mondo della nostra mente trabocca di credenze e convinzioni. Esse influenzano il nostro agire, possono determinare le scelte, farci optare fra alternative, come in un continuo sliding doors mentale che spinge a compiere azioni opposte (ad esempio - senza somigliare troppo all'asino di Buridano il quale muore indeciso se mangiare paglia o fieno - mi chiedo cosa mangiare oggi: cavolo o lattuga?)

Comunque sceglieremo, rimarrà l'esperienza e la memoria di coloro che abbiamo incontrato sul nostro cammino.》

Una piccola macchina del tempo, una grande tartaruga ci ha consentito di ricordare.

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