Sab, 18 Lug 2015 Intra flumina

luoghi parole filosofia 5 minuti, 40 secondi
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Penso che le parole siano le pinze di cui ci serviamo per afferrare gli oggetti, le persone, i sentimenti e qualunque altra idea di cui necessitiamo per dare un senso alla nostra socialità. Fra le diverse modalità comunicative, quella verbale necessita appunto di parole. Da un magico insieme di vocali e consonanti fuoriescono trenini di parole indirizzate all'orecchio dell'ascoltatore o all'occhio del lettore.

Il paradigma della parola tra evocazione e tecnica

Parole o ideogrammi - la Cina è sempre più presente e più vicina - che accatastiamo ad altre parole per dare un senso a questo nostro mondo quanto mai complesso, per Edgar Morin, e liquido, per Zigmunt Bauman.

Un fiume di parole sfocia dalla bocca di tutti noi, dalla TV, sui media tradizionali e digitali. Per comunicare, per lavoro o per diletto. Oggi gli smartphone ci consentono di gestire il "pettegolezzo" in diverse maniere: in criptiche condensate stringhe da 140 caratteri, SMS o cinguettii, o in testi con libertà di spazio accasati in blog o pagine di Facebook o in telefonate tradizionali.

Anche soltanto per dirci, dove sei? Cosa fai? Beh, volevo solo sentirti. Per incanto, si materializza nell'aria l'affascinante eco di un dimenticato Domenico Modugno che canta ad altre anime come lui: la lontananza sai è come il vento che fa dimenticare chi non s'ama è già passato un anno ed è un incendio che mi brucia l'anima. Beh, volevo solo sentirti. Per il trio de Il Volo: è una voce dentro che mi sta portando dove nasce il sole / Sole sono le parole / Ma se vanno scritte tutto può cambiare.

Abitare nel cosmo

Sappiamo che le parole non sono gli oggetti, le persone o le cose tant'è che gli stessi oggetti vengono denominati, in un'altra lingua, con parole diverse. Ovviamente la necessità di una parola è subordinata all'esistenza dell'oggetto: dove non nevica mai non c'è bisogno di parole per descrivere la neve o le sue svariate alternative.

In ogni lingua, per ciascun oggetto, si usa un termine che funge da pinza per un dato gruppo linguistico di persone. È nel potere degli esseri umani (Genesi 2, 18-24) dare un nome alle cose: creare ordine dal caos. Quello che cambia passa dall'ignoto al noto, dal disordine indefinito alla certezze di un vocabolario.

In questo caos, le cose bisognevoli di un nome sono, secondo la linguistica, il referente: l'oggetto che si presume esistente cui facciamo riferimento (per esempio la sedia), il significato è il concetto che pensiamo mentre il significante è il segno grafico: suono che emettiamo o segno grafico che scriviamo per indicare l'oggetto.

Che combinazione

Creiamo un legame fra le parole e le cose e gli esseri viventi e i luoghi. Poi le lingue, alla stregua dei viventi, si modificano crescendo, germinando, morendo. Dal latino all'italiano o al francese o allo spagnolo, per esempio. A volte però gli antichi significati/significanti rimangono attaccati ai referenti, come edere innamorate della parete su cui sostengono il loro incessante abbarbicarsi, anche quando la lingua a cui appartenevano ha lasciato il passo al nuovo idioma. Parole antiche come ruderi resistono e si impossessano di un rigo nel nuovo menù linguistico.

A volte la denominazione deriva da una sola caratteristica del luogo (per esempio Siracusa deriva da Syraca che sta per abbondanza d'acqua), da un evento accaduto nelle vicinanze, altre volte la comunità è descritta mediante dei limiti definiti dalla natura circostante a cui i primi abitanti si sono pragmaticamente adeguati.

È il caso della Mesopotamia (dal greco antico mésos potamós), è il caso di Terni (dal latino inter amnes), è il caso di Intra (dal latino come nel titolo, comune autonomo fino al 1938 e dal successivo unito a Pallanza, Suna e Trobaso nel nome di Verbania), le quali vengono descritte dall'esser situate tra due fiumi. Ritengo che Intra avrebbe potuto chiamarsi con mille altri nomi legati ad altre caratteristiche del luogo però prevalse il suo situarsi tra il San Bernardino e il San Giovanni, i due fiumi che la circoscrivono.

Sfumature di vita

Penso che le nostre esistenze possano descriversi come uno spazio, caotico e non descritto, tra due termini che si oppongono: bene e male, vita e morte, notte e giorno, ma anche nero e bianco nei concetti yin e yang dell'antica filosofia cinese, e via in tal senso. Cioè nella realtà extralinguistica invece le combinazioni possibili, entro due estremi, sono molteplici sfumature che non si possono tratteggiare, quindi difficilmente circoscrivibili entro una coppia di termini, gli unici possibili. Questa evenienza le nostre lingue non la consentono.

Sfumatura, una bella parola, portatrice di significati offuscati, sensi nascosti nello spazio nebbioso che intercorre tra due termini. Come lo chemin de fer polarizza l'attenzione sui soli binari, nascondendo gli altri protagonisti di una strada ferrata: traversine in legno o in cemento, ghiaia, ecc.. Similmente due parole primedonne nascondono innumerevoli gradazioni, innumerabili sfumature.

Mi accompagno con questa nota: una serie di libri e ancora un film, di cui certamente abbiamo udito il clamore, hanno abusato e consumato il termine rendendone il significato equivoco e attirando il senso verso l'unica direzione voluta dall'autrice, Erika Leonard.

Dubbio benvenuto

Veniamo spesso assorbiti dal dubbio di fare una cosa piuttosto che un altra, costantemente in bilico tra un o... oppure un altro o..., ad esempio, scegliamo come amica del cuore, fra le diverse amiche che abbiamo, quella che ci somiglia di più invece di pensare che anche le amiche escluse, pur somigliandoci di meno potrebbero suggerire altre virtù.

Le nostre identità si confrontano, a volte vogliono primeggiare e noi non sappiamo se sia giusto, oppure no, agire in un certa maniera. A tal proposito, mi viene in mente un film del 1998, Sliding Doors, dove una donna vive due vite alternative come in dimensioni parallele, causate dall'essere riuscita o meno a varcare le porte in chiusura di una metropolitana. Le due storie divergono.

Alla fine le due vite si ricongiungono, le due storie si ricollegano per cui la soluzione è comunque la stessa per entrambe le Helen. Nel momento in cui riusciamo a ragionare con et et, si può aprire una finestra da cui si intravedono una serie di possibilità inattese. Ogni cosa diventa un valore aggiunto, inaspettato. Le esperienze si sommano e noi ci avvantaggiamo di una serie di possibilità che non necessariamente devono implicare una scelta. Alla moltitudine di possibilità però non sempre siamo abituati... a volte è meno sfiancante percorrere strade già tracciate.

Ma come si fa a ottenere una risposta date più possibilità? Bisogna ascoltarsi dentro. Porsi domande e darsi risposte mediante l'introspezione nel nostro mondo interno. Un viaggio tra domande e risposte, dettate dall'emozione e non dalla ragione, un capirsi e un accettarsi tra le due identità che comunicano tra loro, un abbracciarsi.

Senza rinunciare ai dubbi, però. Come per l'ultimo titolo: dubbio benvenuto. È gradito il dubbio o è un benvenuto sospetto? Comunque suona bene.

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