Dom, 15 Mar 2020 Corpi sospesi

racconto persone tempo 2 minuti, 19 secondi
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Sta arrivando la primavera. Proprio dietro casa mia ci sono diversi alberi e, proveniente da lì, ieri sera dalla finestra ho sentito, per la prima volta quest'anno, il canto degli uccelli.

Forse cantavano già da qualche tempo ma il rumore di fondo che c’era fino a qualche tempo fa, in città, non mi permetteva di udirli. Adesso, questo silenzio, sempre presente lontano dalle città ci sta avvolgendo.

Questo silenzio, calato come un mantello invisibile, ha dilatato perfino il tempo. Ho come la sensazione che le 24 ore di un giorno siano diventate davvero una giornata completa di ventiquattro ore, e un'ora sia adesso composta da ben sessanta minuti che si spingono a vicenda e, solo adesso, ogni minuto contenga per davvero sessanta secondi che scandiscono un tempo che sembra congelato, quasi immobile.

Da un commentatore televisivo, di cui in questo momento mi sfugge il nome, ho sentito definire la nostra situazione come di una vita sospesa. Ho cercato in rete e ho scoperto che "La vita sospesa" è il titolo di un film del 1991, in pratica di un altro millennio.

In alcune città del meridione, soprattutto Napoli, esiste il caffè sospeso, ma questa è un'altra storia che ha in comune con l'attualità soltanto l'attesa. Nel caso del caffè sospeso, è il tempo che intercorre fra il pagamento del caffè non bevuto, da chi lo paga, e il momento in cui quel caffè verrà bevuto da chi ne avesse bisogno.

Da oggi la vita sospesa non è più quella del fotografo francese sequestrato, nel film succitato, ma è la vita di tutti noi, siamo come corpi sospesi nel vuoto dell'attesa.

Attesa che questa tragedia abbia fine. Attesa di guarire per coloro che sono negli ospedali. Attesa dei loro parenti di avere buone notizie dai loro cari. Attesa di ricongiungersi ai propri familiari di quelli lavorano altrove. Attesa di poter dormire su un letto fresco per tutti i medici e infermieri almeno per otto ore di seguito senza problemi e pensieri.

L'altra sera, Stefano Massini, all'interno del programma "Piazza pulita", ha concluso il suo intervento dicendo che tutto passa. Anche il male e questo tempo sembrano essersi fermati e non voler più passare.

Ricordo di aver letto tempo fa una storiella, o forse una barzelletta, di un contadino che non riusciva ad uccidere la volpe che gli mangiava le galline nel pollaio. Aveva provato a eliminarla in tanti modi, appostandosi, mettendo trappole in giro, lasciando attorno alla sua casa di campagna dei bocconi avvelenati, ma ogni tentativo era risultato vano. Esasperato dalla situazione arrivò a dire: «Quando questa volpe fa così avrei proprio voglia di farla fuori.»

Anche tu, egregio coronavirus, che sei venuto in mezzo a noi, inaspettato, crudele, presto te ne andrai e il sole sorgerà di nuovo, lasciando spazio a una nuova primavera.

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