Mer, 20 Set 2017 Corpi parlanti

consapevolezza podologo racconto 7 minuti, 24 secondi
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O del dialogo silenzioso tra Jasmine e Marta

Jasmine arriva dal cuore dell'Amazzonia, precisamente dalla città di Manaus. Parla un ottimo italiano reso ancora più morbido e caldo dalle caratteristiche della sua lingua che si porta addosso come un vestito a cui non vuole rinunciare. Fa la podologa e l'ho saputo leggendo un volantino che mi è stato offerto davanti all’uscita della metro. Sono andata da lei subito dopo averlo letto perché il centro dove lavora rimane aperto fino alle nove di sera.

Marta è stata una delle mie prime clienti. L’ho vista arrivare un poco afflitta ma quel giorno non potevo sapere che lo fosse. Oltre alla borsetta aveva un'altra borsa dove, mi disse, deponeva le scarpe che usava durante il giorno. Le cambiava, e ancora oggi fa così, subito dopo che esce dalla metro, seduta su una panchina. Le ho chiesto di farmele vedere e non ho notato grandi differenze, solo poco più basse di quelle calzate. Quel primo giorno chiese lo smalto per le unghie delle mani.

Jasmine ha due figlie delle quali ha portato con sé la più piccola mentre la maggiore è rimasta in Brasile perché ha già un lavoro e un fidanzato che sposerà a breve. Alla piccola non dispiace aver lasciato il proprio paese, difatti alla mamma dice di sentirsi a casa ovunque ci sia lei. Con la scuola nessun problema anzi, dopo i compiti fatti a casa da sola con notevole profitto confermato dagli insegnanti, corre da lei in negozio per imparare dalla madre e dalle altre dipendenti. Alla ragazza piace vedere come ogni commessa si prende cura di una parte del corpo per valorizzarla.

Non so se Marta si vergogna dei suoi piedi visto che, da quando viene nel mio negozio, dalle scarpe che le vedo indossare non compaiono mai le dita. Periodicamente le vengono dolori ai piedi, sia ai talloni che alle dita. Inoltre, usa sempre scarpe chiuse anche d’estate, quando, considerando il caldo, le scarpe con il cinturino nel tallone e chiuse davanti dovrebbero essere riposte nell'angolo più nascosto di una delle sue scarpiere. Che abbia più scarpiere ero certa ancor prima che lo dicesse, dal momento che ricordo di non averla mai vista con lo stesso modello.

Jasmine, alla figlia rimasta a Manaus, scrive lunghe lettere in cui racconta delle sue giornate. Lei non è affatto contraria al cellulare e a tutte le altre tecnologie, anzi, però la scrittura le consente di ragionare sulle proprie esperienze con maggior tempo e, quindi, distacco. E poi l'atto di scrivere è diventato un sostituto della camomilla, un ottimo metodo per prendere sonno. Nelle lettere le descrive i progressi nel lavoro, le nuove persone che sta conoscendo, la forza, l'aiuto e il coraggio che le infonde la sorella.

Marta accusa piccoli disturbi che vorrebbe nascondere e non si accorge che forse il suo corpo le sta comunicando qualcosa. Il nostro corpo ci parla. Lei cura quotidianamente le sue mani spalmando delle creme sia di giorno che prima di andare a letto e non presta sufficiente attenzione ai piedi. Unico vezzo che li riguarda è lo smalto, di preferenza sceglie colori caldi, con cui accarezza le sue unghie. Sembra prendersi cura solo di ciò che le è più vicino, ciò che è più visibile agli occhi. Forse perché le mani, essendo meno lontane dalla testa e dagli occhi,sono più facili da osservare e anche da controllare.

Jasmine appena arrivata ha trovato lavoro in un centro estetico e una volta comprese le necessità della clientela ha progettato di mettersi in proprio e, in seguito, di assumere perfino delle dipendenti. Con diligente sacrificio è riuscita nell'impresa. Sebbene disponibile per qualsiasi bisogno, per sé preferisce riservarsi la cura dei piedi, a cui associa un valore fisico e psicologico. Oltre a dare sostegno e capacità di movimento al corpo, per lei avere dei piedi in salute è un requisito fondamentale per riuscire nella vita, una metafora dell'andare avanti, del progredire.

Marta riconosce l’esistenza dei suoi piedi solo da qualche anno, dal giorno in cui un piccolo episodio le ha fatto capire che i piedi fanno parte del corpo, di qualsiasi forma essi siano e che bisogna averne cura e, possibilmente,accettarli qualsiasi aspetto abbiano. Mi sembra che a Marta non piacciono i piedi che la natura le ha donato perché ne parla come se fossero un peso sulla sua testa e non viceversa.

Jasmine non ha mai fatto cenno a un marito e, ciò è dovuto al fatto che lei preferisce parlare solo di fatti positivi, visto che sui mezzi di comunicazione è un continuo flusso di brutte notizie. Secondo lei, se ciascuno di noi provasse a far agire solo la parte migliore di sé staremmo tutti meglio e sul viso potremmo mostrare un sorriso autentico al posto di un sorriso di circostanza o, ancora peggio, di un lugubre triste broncio.

Lo stress di Marta è causato da un problema al mignolo di un piede. Lo scorso anno al piede sinistro e quest'anno a quello destro. È convinta che questa volta sia ancora peggio perché mentre la volta prima si trattava di un callo stavolta sembra sia il famigerato e odiato occhio di pernice. Lei non ne è certa, ma più guarda il suo piede e più ne è convinta. Mi colpisce che Marta usi l'espressione "guardo il mio piede" piuttosto che "tocco o accarezzo il mio piede".

Jasmine non mostra alcuna saudade, più o meno nostalgia in italiano, né per i luoghi della propria infanzia e fanciullezza né per i giorni che avrebbero potuto essere. Anche se ne parla, ovviamente in positivo, soprattutto per la figlia rimasta e il futuro genero. Jasmine è convinta che ciascuno debba trovare la propria strada e, per sé, ritiene sia una necessità accoppiare alla città natale una città eletta, o meglio, prediletta. Jasmine non pensa affatto di aver raggiunto la propria ideale destinazione, è troppo intenta ad apprezzare il viaggio.

Forse per Marta guardare e toccare nascondono differenze, guardare una parte del suo corpo, potrebbe implicare un certo distacco mentre toccare, potrebbe voler dire un certo legame, una confidenzialità con una parte di sé stessa. Pertanto, in modo naturale e incuriosita, le espongo la mia riflessione al riguardo. Oramai conosco Marta da tempo e so di potermi esprimere tranquillamente, ha dei lati caratteriali un po' spigolosi ma di certo non è una donna permalosa.

Jasmine se la cava discretamente in cucina, in compenso è una generosa forchetta. Senza esitazione preferisce i cibi del luogo in cui vive piuttosto che rimanere ancorata alle pietanze della memoria che, anche riuscendo a trovare gli ingredienti, sarebbero comunque meno saporiti, e quindi senza sforzo sceglie di sostituire una brutta copia con un buon originale del luogo dove le capita di vivere. Secondo lei è necessario portare rispetto verso tutto quello che ci circonda.

Marta mi conferma di toccare poco i suoi piedi; li guarda da lontano mentre invece con le sue mani ha un rapporto migliore. Trovo alquanto strano questi suoi riferimenti ai piedi senza che mi chieda di dare un’occhiata come se non sapesse che trattiamo anche queste faccende. Avrà probabilmente qualche altro riferimento a cui non vuole rinunciare.

Jasmine da parecchia importanza agli oggetti, credo sia animista, almeno questo è ciò che interpreto. Mi ha raccontato di aver girato davvero il mondo, che ha lavorato ovunque nelle Americhe e in diversi altri paesi e da ciascuno di essi ha portato via dei ricordi particolari, alcune foglie o semi caduti dagli alberi del luogo in cui ha soggiornato. Senza indugio da un cassetto trae un rametto di quercia a cui sono attaccate alcune ghiande e me lo regala dicendomi d’essere un buon portafortuna.

Marta continua a rimandare la soluzione al problema che oramai l’assilla. Mi dice che il dolore è sopportabile, che ci deve pensare, che potrebbe decidere di usare scarpe più comode, che non ha sufficiente tempo da dedicare a ciò, che nei prossimi fine settimana non può pensarci perché deve partire per tornare nella propria città. Dove certamente l’attende la sua podologa.

Jasmine in qualche modo mi ispira fiducia e se non fosse così strana, andrei da lei per farmi curare l’occhio di pernice. Mi sono fatta mettere lo smalto nelle mani con il semipermanente e mi è piaciuto il tocco. Cosa faccio riguardo al piede? Quasi con metodo socratico, facendomi domande e rispondendomi da sola, sto giungendo a una conclusione o meglio, sto acquisendo consapevolezza.

Marta non temeva l'incisione o che qualcosa potesse andare storto, si imbarazzava che un'altra podologa potesse toccare i suoi piedi che lei trovava alquanto bruttini. È un po’ come mettersi a nudo, scoprirsi di nuovo e questo la imbarazzava. Comprende che i suoi piedi, anche se imperfetti, sono comunque i suoi. Imbarazzo superato. Sono certa però che tra noi due si sia creato un qualcosa che potrebbe essere una via di mezzo tra l’empatia e la fiducia, sensazione impagabile che le consentirà di superare ogni timore.

Hoc die scripsi...

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