Sab, 04 Ago 2018 Il cocomero inquisito

magia estate racconto 3 minuti, 3 secondi
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Almeno secondo il calendario è estate. Un poco pazza, per questi bruschi temporali, comunque è estate. E quindi fa caldo. Cosa c’è di fresco e dissetante da mangiare meglio di un cocomero? Oltre ad alcuni altri prodotti che mi servono, compro un cocomero.

Sono in un supermercato della città di … (per questione di privacy non dico quale). Faccio un po’ di spesa. Mi servono dei pomodorini, delle banane, delle albicocche. Prendo anche un formaggio fresco, una confezione di pancarré e delle bottiglie d’acqua.

Non mi serve altro, ne sono certa perché giro sempre con un foglietto su cui appunto le cose che mi mancano in casa. E quando mi capita di passare davanti a un negozio, entro e compro quello che ho annotato.

Mi dirigo verso le casse, prediligendo quelle con cassiera/cassiere in carne ed ossa. In tanti negozi è ancora la norma, in quelli più grandi ci sono anche le casse fai da te.

La cassiera comincia a passare i prodotti sopra lo scanner senza rispettare, con mio rammarico, l’ordine con cui li avevo predisposti, ossia per peso.

Tutto quanto dovrà stare in una sola busta perché non voglio acquistarne in più. Ho sempre con me una di quelle buste resistenti. Secondo la mia scelta di posizionamento nella busta, il cocomero avrebbe dovuto essere il primo a entrare, seguito dagli altri prodotti, più leggeri o più fragili.

Saluto la cassiera che ricambia e procede con le classiche domande iniziali. «Tessera?»

Le passo la tessera fatta in un’altra città, per fortuna ormai sono valide per tutta l’Italia.

Mi chiede ancora «Buste?»

«No grazie, ho la mia.»

La osservo. China la testa, guarda i prodotti e comincia a prenderli. Si blocca subito. Davanti al cocomero ha la medesima reazione di un controllore di biglietti sui mezzi pubblici quando si trova al cospetto di qualcuno sprovvisto del documento di viaggio. Si irrigidisce, non guarda altro, afferra il cocomero e lo tiene presso di sé.

La cassiera è una giovane sui trenta, sorridente, capelli corti con una ciocca mesciata viola. Al polso sinistro due braccialetti portafortuna, non si sa mai. Sebbene seduta si nota la sua dinamicità. Per un momento, solo davanti al cocomero, ha subito un effetto rallenty che mi ha fatto temere per la sua salute o per il mio cocomero.

Tenendo fermo il cocomero, la cassiera registra tutto il resto e me li passa. Li ordino ancora alla buona in attesa del pezzo forte.

Nel frattempo, cosa fa la cassiera? Osserva il melone, lo gira, lo rigira e lo blocca quando finalmente ha difronte a sé l’etichetta con il codice a barre. Come nel film di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, L’ora legale, estrae da sotto la cassa un blocchetto di carta, che somiglia vagamente a quello delle fatture. In questa occasione, diversamente dal film, i presenti – gli altri che fanno la fila alla cassa – non si meravigliano.

La cassiera comincia a compilare un foglio prendendo i dati dall’etichetta adesiva apposta sul cocomero. Non tralascia nessuno degli spazi del modulo, li riempie tutti. Non ho modo di leggere l’intestazione di questo foglio né di capire quali siano i singoli campi del modulo.

Circa due minuti d’orologio per identificare il cocomero e redigere il verbale, ma di cosa? Carta di identità del cocomero? Certificato di sana e robusta costituzione? Certificato casellario giudiziario? Certificato di idoneità alla guida? Certificato per l’esenzione dall’obbligo delle cinture di sicurezza? Scheda sanitaria individuale?

E se fossi andata alle casse automatiche cosa avrei fatto?

Vado via con questo atroce dubbio su chi sia veramente il mio cocomero e quale sia la sua attuale salute. Ho preferito non chiedere. Lasciamoci la magia del dubbio.

Hoc die scripsi...

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