Sab, 01 Lug 2017 I limiti della coscienza

Botero Roma racconto 4 minuti, 48 secondi
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Ti è mai capitato di ascoltare la tua voce registrata e di pensare sia quella di un'altra donna? Ti è mai capitato di guardarti allo specchio e di trovarti riflessa una che ti somiglia?

Scusa, ma tu chi sei? E di chi è questa voce un po' rauca? Aspetta un attimo, ti leggo un messaggio video che mi è appena arrivato su WhatsApp.

"Ciao Sabri, c'è la mostra di Botero a Roma. Vieni con me a vederla? Fammi sapere, baci."

Sabri sarei io, anche se, sai com'è, il mio nome è Sabrina. Pensa che dove vivo e lavoro adesso, mi chiamano Saab. Forse qui in Olanda, Sabrina si accorcia in Saab? Devo ancora scoprirlo.

Fin dove arrivo con la memoria, il ricordo che ho della mia silhouette o meglio del mio aspetto fisico, è rimasto immutato. Gli anni hanno trasformato solo, come giusto che sia, la mia fisionomia da bambina a donna, null'altro è cambiato o forse sono cambiata per gli altri ma io mi sento sempre la stessa.

Nella mia vita, come credo in quella della maggior parte di ognuno di noi, ogni fatto è una variabile, o meglio, a volte le cose accadono per caso, non le cerco e mi accadono o forse le cerco senza sapere di cercarle. Di sicuro le mie forme fisiche, invece, sono una costante. Proprio nel senso letterale del termine, direi.

Ma non è di me che voglio parlarti ma dell'immagine che sanno restituire le opere d'arte o perlomeno dell’effetto che hanno avuto su di me. Eccoti il dunque.

Da qualche decennio, abito ad Amsterdam e la faccenda avrà, alla fine della fiera, un certo significato, dunque tieni in mente questa informazione. Amsterdam è molto bella, è grande ma, giusto per tornare in argomento, ancora oggi non so perchè mi sono fermata a vivere qui.

Lo scorso sabato 3 giugno, approfitto della proposta e faccio un salto dai miei a Roma e poi con quest'amica di vecchia data andiamo a visitare la mostra di Ferdinando Botero, l'artista colombiano famoso in tutto il mondo, che si è tenuta presso il complesso monumentale del Vittoriano.

Noi siamo diverse ma siamo amiche o forse siamo come due sorelle unite, proprio perchè diverse. Siamo all'opposto in tutto, nel carattere e nell’aspetto fisico ma una cosa ci accomuna, ci sentiamo a nostro agio in tutti i contesti. Capita spesso.

Voglio dire, assieme a questa amica, avendo frequentato anni fa l'Accademia delle Belle Arti di Torino, ci sentiamo spesso per invitarci l'un l'altra a visitare qualche mostra che possa interessare entrambe. Non so se ci accomuna l’interesse per l’arte oppure l’interesse di divertirci insieme che giustifichiamo con l’amore per l’arte.

Ad ogni modo, non starei a farmi domande alle quali, in effetti, non ho risposta. Di sicuro, gli eventi di questo genere sono frequenti sia in Italia sia in Olanda, anzi in tutta Europa quando questa ricorda d'essere la culla artistica dell'umanità.

Arrivo a Roma, e la ritrovo sempre identica a sé stessa. È una città immessa, gli spazi non hanno confini, statue e monumenti sparsi ovunque, rigogliosi pini protesi verso un cielo decorato con nuvole sbarazzine; la guardo e la riguardo e mi sembra sempre di vedere qualcosa di nuovo.

La mattinata è piacevole e già preannuncia l'arrivo del caldo estivo, spesso in anticipo rispetto al solstizio, comunque si boccheggia. Speriamo bene.

Via dei Fori Imperiali. Ridiamo contente per esserci ritrovate e sicure nelle nostre certezze. Parliamo dei nostri amici in comune, del lavoro, del costo della vita e ci sentiamo forti delle nostre scelte.

La ressa all'ingresso è esclusa, considerando il caldo e la splendida giornata estiva che porta la gente a fare passeggiate all’aperto oppure al mare di Ostia o di Fregene. Quindi, ciascun opera si potrà ammirare nel tempo necessario per gustarla al meglio o, al massimo, con un numero ridotto di turisti intorno a noi.

Entriamo, cominciamo a camminare, è tutto su un unico piano. Quadri dalle forme immense da cui fuoriescono corpi dalle dimensioni fiabesche, colorate figure abbondanti in comodi vestiti a proprio agio in attesa dei visitatori venuti ad ammirarli.

...

I tre punti di sospensione nascondono quanto dovrete solo immaginarvi, delle singole opere non si parla. È come spiegare un libro piuttosto che lasciarlo leggere, ciascuno potrà trarne le proprie emozioni. Ancora più inaccessibile un componimento musicale o, appunto, un quadro.

Sono incredula, più volte guardo le forme, uomini e donne immense, larghe, quasi quanto me… e, doppia sorpresa, mi accorgo che la loro grandezza è il triplo dell’immagine della mia amica che, per la prima volta vedo essere eccessivamente magra...

Che cambiamento hanno innestato in me quei quadri? Sto bene, non ti preoccupare, le mie forme non mi hanno mai creato problemi. Ebbene la loro visione mi hanno restituito le mie reali dimensioni, per la prima volta vedo come la mia immagine e quella della mia amica appaiono al mondo.

E, mi chiedo, la mia amica, che sensazioni ha provato?

Vi posso solo dire che usciamo dalla mostra, silenziose, scendiamo le scale e cominciamo a camminare. Ci guardiamo e, come accade tra donne, ci capiamo al volo, con uno sguardo, senza parlare.

Incontriamo un gelataio ambulante, scoppiamo a ridere… ci compriamo due coni gelato.

Sono tornata a casa, nella mia Amsterdam. Per muovermi in città non ho bisogno delle imbarcazioni, però mi è capitato di prenderne una. Quando l'ho fatto, lo sguardo del gondoliere, che per la prima volta ho saputo o forse è più corretto dire, ho voluto interpretare, rimandava una certa inquietudine.

Saab? Adesso capisco la simpatica ironia sul mio nome. Questi olandesi, non mi avranno mica scambiata con un'automobile?

Non mi importa, mi sono detta, l'aspetto più importante non sono le nostre forme ma che due donne, due splendide donne, hanno assaporato l’arte della consapevolezza.

Hoc die scripsi...

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