Ven, 14 Feb 2020 Anniversari

racconto tempo amore 3 minuti, 21 secondi
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Cara amica, che bello rivederti. Vedo che pure tu, per questa speciale occasione, hai scelto un cappello colorato e un abito piumeggiante. È tutto così adatto alla nostra giovinezza. Siamo sedute nel caffè dove ci siamo date appuntamento. Sorridiamo gioiose perché finalmente siamo riuscite a incontrarci per una bella chiacchierata insieme, dopo tanto tempo.

Proprio di questo volevo parlar con te, del tempo che passa fra un incontro e il successivo. Credo che dovremmo vederci più spesso e credo, così mi pare, che tu lo voglia. Oh sì, parlare del tempo che ci sta sfuggendo. Mi piacerebbe, per esempio, chiederti se apprezzi come le cose cambiano nel tempo oppure se vorresti che rimanessero tali e quali per sempre.

Osserva, per un attimo, come stanno cambiando le stagioni, siamo in inverno ma sembra primavera inoltrata. Stanno fiorendo con notevole anticipo perfino gli alberi da frutto. Se mi guardo indietro, ovviamente non alla vita veramente vissuta ma alla vita che richiamo alla memoria, ricordo che ciascuna stagione era decisamente caratterizzata: le prime piogge in autunno oppure delle nebbie epocali, un freddo intenso e nevi abbondanti d’inverno, le primavere dolci e temperate e delle estati intense ma non soffocanti. Tutto da copione, quasi che le stagioni seguissero uno spartito musicale, nota per nota, senza mai una stonatura.

Ti ricordi di quella pioggerella, ai primi di ottobre quando iniziava la scuola, che proseguiva senza scossoni per giorni e giorni, sempre con la stessa incessante cadenza? Lo so, sono anche i tuoi ricordi.

È davvero insolito non poter più fare affidamento sul regolare cambio delle stagioni. A dirla con tutta onestà, lo so, a te piace la mite primavera anticipata e il bel tempo anche nelle altre stagioni. Tu pensi ti sia di qualche utilità ma, credimi, stai sbagliando se lo pensi veramente.

Immagina, per un attimo, di essere circondata soltanto da alberi sempreverdi, da persone tutte dedite al lifting, da case e palazzi continuamente ricostruiti a somiglianza dell’eterno presente. Voglio supporre che potresti dimenticare il cambio delle stagioni, il vecchio mese da rimuovere dal calendario, gli anni che passano, com’era la città quando ancora non c’eravamo.

Le caducifoglie, le quattro stagioni che fanno il loro mestiere e le costruzioni di altre epoche sono un promemoria utile a ricordarti di fare del tuo meglio adesso e qui altrimenti starai soltanto riempendo lo zaino invisibile, che ciascuno di noi si porta sulle spalle, di rimpianti e, certamente, di ricordi (ma quest’ultimi non pesano, soltanto i rimpianti hanno un’anima più pesante del piombo). Sai, il peso che dovrai sostenere potrebbe diventare insopportabile.

Senza palazzo Biumi, detto Broletto a Varese, ad esempio, perderesti una prova del lungo periodo chiamato medioevo, al termine proprio negli anni della sua costruzione, quando stava per iniziare l’età moderna. Se tu non potessi più ammirare palazzo Fenoglio-Lafleur (a Torino) ti verrebbe a mancare una testimonianza del liberty o art nouveau e delle nostre uscite nei primi cafè-chantant che sono apparsi in città. Sono certa che da qui a cent’anni rimpiangeranno la nostra bella epoca.

Di questi primi anni del ‘900 rimarrà una testimonianza nel quadro che abbiamo deciso di farci fare o in quelle immagini, in bianco e nero, in cui ci ha ritratto tuo padre quando ha acquistato una delle prime Kodak N° 1. Solo questo rimane del nostro tempo, sembra davvero poca cosa ma è stato il tempo della nostra vita.

Mi ricordo, ancora, di quelle sere durante le quali non smettevi di contorcerti, più o meno con indifferenza, per attrarre l’attenzione di quel bel giovane con gli occhi neri incollati al proprio libro e anche io a fare altrettanto anche se non leggevo ma guardavo i tuoi tentativi risultati poi infruttuosi. E tu dovresti aggiungere, per fortuna. Per fortuna, vista la sequenza di errori commessi che lo hanno portato alla rovina durante la crisi del ’29.

Però devi ammettere che erano meravigliosi quegli sguardi rubati. E poi, ti ricordi di certo anche di questo dipinto perché era il giorno del tuo compleanno, il 5 di febbraio del 1920, e avevamo solo vent’anni.

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