Sab, 10 Nov 2018 Amori autunnali

treno Savona racconto 3 minuti, 36 secondi
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Salgono sul treno per Savona nella stazione di Torino Porta Nuova. La loro provenienza è ignota come pure la destinazione. Entrano nella carrozza senza fretta, quasi di soppiatto.

Anche le parole che si scambiano sono leggere, offuscate dal vociare degli altri passeggeri. Non si fanno notare per quasi metà del viaggio. Poi qualcosa cambia.

«Quando arriviamo a Savona avremo tempo almeno per un caffè prima che parta l’altro treno?» chiede la donna.

«Dovremmo farcela, però adesso non muoverti che ti faccio qualche foto» risponde l'uomo.

Attrezzato di macchina fotografica si alza dal proprio sedile e si accinge a cercare la giusta posa della donna rimasta seduta in attesa. Impiega un discreto tempo a scattare una singola foto. Ci mette tanto tempo, almeno così lui dice, a causa delle gallerie che si susseguono di continuo.

Bisogna ammettere che fino a Mondovì non avevano mostrato alcunchè per affermare la loro presenza, non si notavano affatto. Può darsi che abbiano aspettato per la presenza di troppi altri viaggiatori che sono scesi proprio a Mondovì. Adesso nella carrozza, sono rimasti solo loro. Adesso non temono di destare stupore.

L'uomo avrà una settantina d'anni, i capelli completamente bianchi, degli occhiali spessi e una gioviale energia.

La donna, facile presumere che abbia almeno una decina d'anni di meno, porta i capelli colorati fra il rosso e l'arancione e un trucco poco appariscente ben disposto. La mancanza di occhiali la fanno sembrare ancora più giovane. Un viso europeo con un accento che tradisce le sue origini, certamente dell'Europa dell'est.

Si capisce poco se siano sposati o meno, forse si sono appena conosciuti.

Comunque sia, sono del tutto ignari che saranno i protagonisti di questo racconto. Verrebbe da chiedere quali siano i loro nomi effettivi.

Rimarrebbe un racconto ma imbottito di realtà. La faccenda sembra un tantino inopportuna, meglio non disturbare i personaggi, smetterebbero all’istante d’essere così come sono, al naturale.

È molto probabile che si chiamino Svetlana e Filippo.

Fino a questo momento, Filippo avrà scattato non meno di dieci foto. Ma non una dietro l’altra, ne fa un paio e si siede per farle vedere a Svetlana, poi si alza e ricomincia la manfrina.

Quando sembra soddisfatto o esausto di contorcersi in posizioni a dir poco circensi, si siede e le porge la macchina fotografica per consentirle di vedere tutti i ritratti appena realizzati. Lei però sembra soddisfatta in parte.

«Fammi qualche foto con il cellulare adesso» dice Svetlana.

Filippo si rialza per cercare la giusta angolazione e le intima di assumere la posizione desiderata. Impaziente le dice «rimani ferma.»

«Non così, il cellulare lo devi tenere vicino, non è una macchina fotografica» lo riprende Svetlana che aggiunge «fanne tante, così posso scegliere quella migliore e cancellare tutte le altre.»

Filippo si prodiga come meglio può. A una certa età, certe posizioni sono difficili da mantenere altrimenti i dolori si presentano immediati come l’allarme di un’automobile in una giornata di vento.

Appena fatte queste altre foto Filippo dice «ti sono piaciute le prime?»

Subito di rimando Svetlana gli risponde «neanche una, le hai fatte tutte mosse.»

Come per scusarsi «non sono mosse, c’è poca luce, l’otturatore rimane aperto più tempo e le foto vengono sfuocate.»

«Ma cosa dici, non è una macchina fotografica, è un telefonino, devi rimanere fermo per farle bene. Ti tremano le mani.»

Un poco imbarazzato Filippo si difende «non mi trema la mano, è un fatto tecnico, c’è poca luce e quindi aumenta il tempo di esposizione. C’è bisogno di più luce.»

La donna, oramai infastidita, «ma di quale luce vai dicendo, sei tu che non riesci a stare fermo con quelle mani.»

Filippo insiste «ti sto dicendo che la luce è insufficiente e l’otturatore…»

«Basta, stai zitto, altrimenti finisce che litighiamo e non ne ho voglia, ti tremano le mani, dammi il telefono, basta!»

Il modo in cui si relazionano fa pensare a una frase della scrittrice Alda Merini: «Gli amori autunnali hanno la primavera nel petto».

Alcuni di questi amori lasciano troppo spazio nella loro mente all’inverno della solitudine.

Un legame effettivo si nutre di buoni propositi, come un alberello appena piantato ma, in realtà, ha bisogno di un humus adeguato per crescere forte e capace di superare indenne le stagioni della vita.

Il tempo che passa, un soffio di vento, un tenersi per mano, la luce nei cuori.

Hoc die scripsi

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