Dom, 03 Mag 2015 Caro Signor Alzheimer

anziani Alzheimer racconto 2 minuti, 57 secondi
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Caro Signor Alzheimer,

sono una nonna, abbastanza anziana. Tanto anziana da non ricordare, in qualche occasione, nemmeno quanto anni ho, né come mi chiamo. Quando i miei parenti, ma non credo che siano tutti parenti perché non li conosco poi così bene, festeggiano i miei anni, mi chiedono quanti anni ho: giuro che non lo so; e loro, lo scorso 13 dicembre mi hanno affibbiato ottant'anni. Accidenti, sono proprio tanti, magari si sbagliano; anzi sicuramente si sbagliano, infatti non me li sento. E neanche li voglio nascondere... ma se fosse vero sono fortunata a essere giunta a questa età senza gravi malattie.

Le scrivo perché qualche volta mi è capitato di ascoltare il suo nome. Le persone che mi girano intorno – è proprio il caso di dire che mi girano e mi rigirano intorno – fanno attenzione nel dire quando sono io il soggetto dei loro discorsi. Ma io sono furba. A loro posso sembrare assorta, magari un poco assente. Niente di più falso. Io sono presente. Punto le orecchie come radar e ascolto, memorizzo parole, volti, suoni. Quanti rumori, frastuono giù nel cortile di bimbi che giocano, automobili che sfrecciano per correre chissà dove, familiari che rimuginano sul tempo e su...

Mi sono persa. Cosa le stavo dicendo? Ah, si. Io, sono sempre in ascolto. Incessantemente, giorno e notte.

A volte, non le nascondo, mi perdo qualche giorno: mi addormento, che so, il mercoledì pomeriggio e mi risveglio il venerdì mattina. Non è possibile. Magari giovedì ho... cosa ho fatto giovedì? Proprio non me lo ricordo. Ma non è di questo che le volevo parlare.

È la prima volta che scrivo a un personaggio così famoso e rinomato come lei. Del resto non è facile per un'anziana come me trovare il tempo per scrivere una lettera; le mie giornate sono molto intense. Un ciclo continuo fra pasti preparati per eludere i guai dovuti a piccole disfunzioni dell'organismo, iniezioni di insulina per equilibrare il diabete, cambi di pannoloni per... evito di dirlo ma credo mi abbia capita. Intendiamoci signor Alzheimer, nulla di grave ma mi ci vuole del tempo per fare almeno tre docce al giorno, e poi... sono così stanca: ho bisogno proprio di schiacciare un pisolino. Ah, il letto! Che bello, il letto. Quando ero piccina mia mamma, la buonanima di mia madre, proferiva questo motto: «Il letto è come una rosa, chi non dorme, si riposa».

Il motivo per cui le scrivo riguarda il suo genio, le sue opere che l'hanno resa così celebre e famoso, nonostante la giovane età. Però devo confessarle un dubbio, una amnesia che la riguarda. Non si alteri, poiché non ho nessuna intenzione di svalutare il suo talento ma, nonostante tutti gli sforzi che faccio, non riesco proprio a ricordare alcuna sua sinfonia e nemmeno nessun concerto recente diretto dalla sua mano.

Potrebbe essere così gentile da ricordarmi qualche sua opera o magari le date dei suoi prossimi spettacoli: sarei felicissima di essere presente a una sua futura esibizione. Magari in Torino. Azzardo troppo se le chiedessi di essere ospite a casa mia? È vero che potrei viaggiare gratis sui tram, è vero che il Comune mi ha consegnato un blocchetto di biglietti che mi permette di usufruire dei taxi ma sa, alla mia età... cosa vuole?, ho qualche difficoltà a muovermi. Ma è grande la voglia di conoscere il più grande musicista di tutti i tempi, colui che ha oscurato perfino il ricordo di Beethoven.

Certa della sua pazienza, nella trepidante attesa di una sua risposta la saluto caramente.

Una sua appassionata ammiratrice.

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