Dom, 10 Mag 2020 Atom heart mother

racconto mamma anziani 4 minuti, 33 secondi
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La signora Marattin abita al piano sopra il mio da almeno trent'anni. Dico almeno, perché sono andata ad abitare in quel condominio giusto trent'anni fa. È una donna bassa con i capelli grigi e gli occhi marroni, come un cerbiatta. Si dice che, per il suo carattere bisbetico, sia sempre rimasta sola.

In questi anni, le volte che l'ho incontrata si possono contare sulle dita di una coppia di mani. In genere una volta l'anno, durante le riunioni di condominio. All'epoca la signora era evidente che fosse avanti negli anni, infatti ha smesso abbastanza presto di partecipare a questa sorta di assemblee laiche.

Qualche altra volta l'ho vista, in compagnia della sua badante, andare a passeggio nei dintorni dell'isolato. Ultimamente preferisce usare la carrozzella anche se non disdegna di fare qualche passo senza. Comunque riesce a salire e a scendere i pochi scalini che separano l'ingresso del condominio dall'ascensore con facilità nei tempi di cui necessita.

Comunque anche se non la vedo, la sento praticamente ogni giorno e vi dico il perché. La badante di cui dicevo, in realtà è più una cuoca perché rimane con lei poche ore, credo che arrivi qualche ora prima di mezzogiorno e vada via già nel primo pomeriggio, quindi credo che faccia da mangiare per il pranzo e per la cena da parte e vada via dopo aver fatto anche qualche pulizia veloce.

Tutto il resto delle ventiquattro ore la signora Marattin bada a sé stessa con avveduta solerzia. Tiene i conti delle spese, fa le telefonate necessarie, addirittura, e questo l’ho scoperto in un'assemblea di condominio, è lei che chiama e firma le ricevute per i lavori che i tecnici fanno alla caldaia o all'ascensore o alla pompa idraulica o alle luci del condominio. Ovviamente ha ancora un antico telefono della SIP. Molto spesso è lei che apre al postino per permettere di imbucare le lettere anche per gli altri condomini.

Quando sono in casa la sento spesso, praticamente a ogni ora del giorno o della notte, per fortuna riguardo alla mia capacità di dormire non mi posso lamentare, potrei riuscire a dormire anche in un reparto di ostetricia accanto a una stanza di neonati urlanti oppure presso un coro di voci bianche.

Forse da anziani si dorme di meno, forse ci si annoia a stare tanto tempo in casa da sole, forse per chissà quale altro motivo, sento che si muove, le cadono oggetti, trascina qualcosa, forse delle sedie, non saprei, comunque non mi disturba, anzi mi piace sentire che il condominio è abitato.

A parte queste poche informazioni, della signora, ignoro praticamente tutto. Almeno fino a ieri.

Ero appena tornata dal lavoro, e stavo sul pianerottolo intenta ad aprire la porta quando mi sento chiamare: «Signora, signora, può salire per favore?» urlando come mi chiamo.

A essere onesta non credevo che potesse ricordare il mio nome: «Certo, signora Marattin, arrivo subito.» Dopo aver posato di corsa la borsa e l'ombrello in casa, non piove spesso ma quando piove è meglio avere l'ombrello, chiudo la porta senza alcuna mandata di chiave, tanto occorrono comunque le chiavi, e faccio le due brevi rampe di scale.

La porta di ingresso dell'alloggio della signora Marattin è aperta, dall'interno sento una musica che non conosco ma credo di avere già sentito, è qualcosa degli anni ‘70, forse si tratta dei Pink Floyd. La porta di casa si apre lentamente. Prima di entrare dico: «Permesso.»

Rimango colpita dall’arredamento, in ogni parete c’era della tappezzeria con tanti disegni, motivi floreali che richiamano l’art nouveau. Aveva le sembianze di un nido di un vecchio uccello, un tempo condiviso con qualcuno.

«Prego, prego, mi scusi se la disturbo, la mia badante è andata in farmacia a comprare un medicinale e... mi può aiutare ad alzarmi?» . Le tremavano le mani, sicuramente si era spaventata.

La signora era praticamente distesa a terra e al suo fianco, nelle vicinanze, un bastone per anziani che ho scoperto chiamarsi tripode.

«Cosa le è successo? Si è fatta male nella caduta?» Ho dato per scontato che lo fosse, vista la situazione e la posizione, in più avevo il timore che potesse essersi rotta da qualche parte. Se ne sentono tante sugli anziani che cadono e, nella maggior parte dei casi, rompersi il femore o il bacino.

Fortunatamente non era il caso suo: «Quanto sono stupida! Ero accovacciata per prendere dei documenti dal cassettone e ho perso l'equilibrio. Non mi sono fatta niente, vorrei alzarmi ma non ce la faccio da sola.» Avrebbe voluto mettersi a piangere.

«Il mondo è dei più fortunati» le ho detto con estrema sincerità «se fosse successo a me mi sarei rotta tutta». Si è messa a ridere. Mi sono messa a ridere anch’io.

Dopo averla aiutata a risollevarsi si è seduta sul letto e non la smetteva di ringraziarmi. È stato quel giorno che ho scoperto una parte della sua vita.

Era stata una mamma. Mi ha raccontato di non essere sempre vissuta da sola. Era stata sposata con un tecnico che aveva lavorato per una ditta di Seveso, fino al giorno dell’incidente, che aveva avuto un bambino ma entrambi erano morti poco più di quarant'anni prima.

Da quel giorno qualcosa è scattato tra lei e me e quando torno a casa la sera, se non è troppo tardi, la sua porta si apre e mi saluta con la sua mano, vetusta e vitale.

Mi piace pensare che accosti l’orecchio alla porta per aspettare il mio arrivo. Come tutte le mamme.

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